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Cresce la richiesta di servizi on demand

Scritto da Redazione


Circa il 31% degli europei possiede oggi più abbonamenti digitali rispetto all’inizio della pandemia e il 24% ne ha più di quattro. Nonostante una situazione economica non rosea, i consumatori europei si sono impegnati, in media, a sottoscrivere abbonamenti per un valore di 39 euro al mese, ovvero 465 euro all’anno. La metà (50%) degli europei ha sottoscritto un abbonamento a un servizio di intrattenimento, che è di gran lunga la scelta più popolare seguita da musica (28%) e poi moda, bellezza e shopping (19%).

La crescita dell’on demand è particolarmente evidente tra i consumatori più giovani. Il 37% nella fascia di età 18-24 anni ha aumentato il numero di abbonamenti sottoscritti mentre nel segmento 25-34 anni lo ha fatto il 43% e solo il 9% degli over 65.

Andrea Isola, General Manager di N26 per l’Italia e Southeast Europe, commenta: “La nostra ricerca mostra chiaramente un gap generazionale quando si parla di servizi on demand. Questo divario non è del tutto sorprendente se si considera che i nativi digitali sono cresciuti con questo modello e probabilmente sono più sicuri nell’applicarlo ai diversi aspetti della vita quotidiana. Man mano che questa generazione maturerà, è probabile che assisteremo a una crescente domanda di servizi in abbonamento in generale. Al momento, l’intrattenimento è la categoria dove si concentrano le preferenze dei consumatori, ma mi aspetto di vedere una forte crescita in settori come la salute e i servizi finanziari”.

Cresce inoltre la domanda di abbonamenti digitali a servizi essenziali. Il 16% degli europei ha intenzione di sottoscrivere un abbonamento con un servizio di delivery o con servizi legati alla salute e alle forniture di farmaci, uno su dieci (10%) con un istituto bancario. Nel caso di sottoscrizione di servizi bancari, il 31% vorrebbe un rimborso garantito del 10% sugli acquisti come parte dell’offerta e un quinto (21%) desidera aggiungere al pacchetto l’assicurazione auto.

Per quanto riguarda l’Italia, la ricerca è stata condotta su un campione di oltre 1.000 individui e ha delineato dei tratti specifici ma nel complesso coerenti con i trend prevalenti a livello europeo.

Oltre un terzo degli italiani (34%) dichiara di possedere più abbonamenti rispetto al periodo pre Covid 19, questa percentuale sale al 43% nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni

Il 42% detiene tra i 2 e i 3 abbonamenti; il 33% della fascia di età tra i 25 e i 34 anni ne ha 4 e oltre.

Nel nostro paese la spesa media per gli abbonamenti online è pari a €37.04 al mese, con gli uomini che spendono leggermente più delle donne.

I consumatori italiani sono stati più propensi a sottoscrivere un abbonamento digitale per intrattenimento (52%) o musica (28%). Il campione femminile ha espresso la propria preferenza verso servizi legati a moda, cosmetica e shopping, mentre quello maschile per gli abbonamenti a piattaforme di gaming.

Quella dell’intrattenimento è l’industry con i servizi migliori e la maggiore attenzione al cliente secondo il 37% degli intervistati.

I driver più significativi nella sottoscrizione degli abbonamenti online sono la libertà di poterli disdire in qualsiasi momento senza penali (32%) e l’opportunità di accedere ai servizi richiesti sempre e ovunque (31%).

In tema di abbonamenti bancari il campione è stato interrogato sui servizi che apprezzerebbero maggiormente come parte del piano di abbonamento: il 40% ha indicato un cashback garantito del 10% sugli acquisti e il 23% ha indicato un’assicurazione auto, con prevalenza da parte della quota maschile (27% vs 19%).

Andrea Isola conclude: “In tutta Europa, le banche continuano ad aumentare le commissioni per i servizi di base, a volte fino a 20 euro in più al mese. Alla luce di questa tendenza, i consumatori si chiedono se un modello on demand, come ad esempio avviene per l’intrattenimento, possa rappresentare una scelta realistica per quanto riguarda i servizi. Se le banche vogliono rimanere rilevanti e soddisfare le richieste dei consumatori in rapida evoluzione, devono guardare a come i servizi in abbonamento hanno rivoluzionato altri settori, trarre ispirazione dalle storie di successo e seguirne l’esempio”.





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