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Entro 10 anni l’82% dei consumatori assicurativi sarà digitale

Scritto da Redazione


Il 76% del campione ritiene infatti che la digitalizzazione sia un fattore molto importante per rimanere competitivi, consapevoli che l’utilizzo di servizi e soluzioni digitali quali Big Data (per il 36%), Web services (il 35%), Intelligenza artificiale (il 30%), block chain (il 23%), ecc.  possono avere un impatto positivo sul loro lavoro. Utilizzare questo genere di innovazioni non solo consentirebbe di avere una conoscenza più puntuale dei comportamenti e dei bisogni dell’utente, grazie all’analisi dei dati, ma anche di effettuare analisi predittive o di automatizzare alcune attività a basso valore aggiunto sfruttando le potenzialità degli algoritmi di AI e machine learning, migliorando in produttività ed efficienza.

Se il 73% degli intermediari dichiara di aver già avviato in maniera significativa prima del 2020 un processo di digitalizzazione per automatizzare i processi, questi riguardano prevalentemente la gestione di attività quotidiane come emissioni di polizze, richieste di quotazione, gestione di pagamenti. Manca ancora una visione più strategica del processo di digitalizzazione nell’ottica di rispondere con nuovi servizi e proposte on line o via app a un consumatore sempre più digitale. L’80% degli intervistati dichiara infatti di non disporre di un sito o di un’applicazione per vendere online i propri prodotti e servizi,

Dall’indagine emerge un evidente gap tra il nuovo consumatore digitale e l’offerta assicurativa tradizionale, reso ancora più complesso dal contesto di bassa retention dell’Industria Assicurativa specialmente tra i segmenti più giovani: l’85% dei giovani ritiene che l’offerta assicurativa non sia in linea con le proprie esigenze. Il cliente digitale richiede un approccio e un linguaggio nuovo, che si allinei alle esigenze dei più giovani (56% dei millennials) e prodotti che abbiano una migliore usabilità online (72%) e integrazione con lo smartphone (81%).

“In questa corsa alla digitalizzazione il fattore tempo è determinante. La sfida è evitare che in Italia si perda l’opportunità di creare un mercato assicurativo innovativo che sappia rispondere, con nuovi servizi e prodotti, a un nuovo tipo di domanda da parte di un consumatore sempre più digitale, che oggi rappresenta il 32% del target assicurativo: era al 10% nel 2010 e sarà all’82% del 2030”, spiega Simone Ranucci Brandimarte Presidente di IIA “Parliamo di una filiera strategica fondamentale per il nostro Paese, che vale il 7% del prodotto interno lordo italiano e che impiega quasi 400.000 addetti sul territorio nazionale, di cui quasi la metà nel solo ramo distributivo”.

Sebbene confrontando i dati di quest’ultima indagine con quelli prodotti nel 2020, si possano registrare evidenti margini di miglioramento, molte sono ancora le sfide da vincere secondo gli intervistati, per arrivare a una transizione digitale adeguata di tutta la filiera.

Il 40% dichiara che la sfida più grande da vincere resta quella delle barriere culturali, erano il 60% nel 2020. La seconda sfida da affrontare riguarda la poca o non adeguata integrazione della tecnologia con i sistemi della compagnia assicurativa (per il 37% degli agenti, contro 60% dello scorso anno).

Infine, il tema della formazione, che rappresenta un fattore chiave, giudicata insufficiente e da migliorare per il 32% degli intervistati.





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