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Il 94% delle aziende italiane manterrà la piena retribuzione per i dipendenti in smart-working

Scritto da Redazione


La survey mostra che, nonostante alcuni dipendenti torneranno negli uffici quando ci sarà maggiore sicurezza, il lavoro da remoto – che tre anni fa riguardava appena il 6% della popolazione aziendale – diventerà una trasformazione strategica sul lungo periodo. 

“L’improvviso boom nel lavoro da casa genererà un cambiamento permanente con molti benefici sia per le aziende sia per i dipendenti” spiega Lorenzo Ciccarelli, Rewards Associate Director di Willis Towers Watson Italia “Le aziende stanno realizzando che nel mondo post – Covid, le modalità di lavoro flessibile potranno incrementare la produttività, attrarre i talenti e far aumentare la diversity. La sfida ora è ripensare l’organizzazione del lavoro e le politiche di remunerazione, così da migliorare la propria performance e controllare i costi e i rischi”. 

Molti dipendenti sono preoccupati che il lavoro da remoto comporterà una delocalizzazione in altri Paesi. Altri temono che i datori di lavoro li pagheranno diversamente in base al luogo in cui vivono – una mossa che alcune grandi aziende hanno dichiarato di considerare. 

Le prospettive per l’Italia sono leggermente migliori della media europea: dalla survey emerge che il 94% delle aziende (85% la media europea) pagherà i dipendenti che lavorano da remoto quanto quelli che lavorano in ufficio, a prescindere dal luogo di lavoro, mentre il 6% (5%) differenzierà invece la retribuzione in base a dove i dipendenti da remoto effettivamente vivono. Il 42% delle aziende ha poi affermato di non essere interessato a dove viene svolto il lavoro (39%). 

Le aziende tuttavia stanno considerando alcune delocalizzazioni del lavoro all’estero. Il 33% dei ruoli che adesso sono gestiti con un’organizzazione flessibile del lavoro sarà trasferito in altri Paesi nel corso dei prossimi tre anni (14%), mentre il 12% delle aziende afferma che non delocalizzerà alcun posto di lavoro di questo tipo (29%).   

Il 27% dei datori di lavoro non ha inoltre ancora una policy ufficiale per la gestione flessibile del lavoro (34%). 

“Il Covid ha accelerato bruscamente il passaggio già in atto verso il lavoro agile, e le aziende devono stare al passo. Le modalità con cui il lavoro è organizzato, come e dove viene svolto, e come è gestita la retribuzione sono ancora tutte basate sull’idea che il lavoro sia svolto in ufficio da Team su base geografica. Questo dovrà cambiare se le aziende vogliono continuare a prosperare” ha aggiunto Ciccarelli.  

“Le aziende ora devono fermarsi a esaminare il futuro assetto organizzativo e determinare come gestire al meglio la nuova forza lavoro agile. Molte imprese stanno rivedendo le politiche di remunerazione e studiando nuovi modi per motivare e coinvolgere i propri dipendenti”. 

“Le aziende che non lo hanno ancora fatto devono rivedere le proprie politiche HR in un’ottica di un mondo del lavoro flessibile. È anche importante rivedere il proprio sistema professionale e le skills coerenti con la nuova organizzazione del lavoro. L’obiettivo a lungo termine per un’azienda che voglia continuare ad avere successo è accompagnare la trasformazione digitale al sostegno di una forza lavoro agile”.





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