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Incerta la capacità di ripresa sul medio-lungo termine

Scritto da Redazione


Lo si rileva dal “Global Attractiveness Index 2020”, il report realizzato da The European House – Ambrosetti con Aviva Assicurazioni in Italia, Philip Morris Italia e Toyota Material Handling Italia e presentato durante il Forum Ambrosetti nel fine settimana scorso. 

Secondo lo studio per l’Unione europea si registra un processo di diminuzione dell’attrattività (negli ultimi 5 anni il 75% dei Paesi europei è in riduzione o stabile nel ranking e che negli ultimi 10 anni la percentuale europea di investimenti diretti esteri sul totale globale è diminuita dal 43,7% al 30,7%). 

Per quanto riguarda il breve termine emergono alcuni elementi di attenzione che potrebbero influenzare l’attrattività dei Paesi già nel biennio 2020-2021: sarà cruciale considerare la crescita delle disuguaglianze sociali, l’aumento della disoccupazione e gli impatti sulle finanze pubbliche e sui salari. Importante anche concentrarsi su elementi come la contrazione dei commerci internazionali e il ribilanciamento delle global value chain, che potrebbe determinare un ripensamento delle supply chain e la diffusione di nodi logistici a livello regionale. 

Anche a causa dell’eredità lasciata dall’emergenza Covid, l’Italia risulta meno attrattiva, occupando il 18 posto della classifica. Per recuperare terreno sarebbero utili riforme fiscali, semplificazione e maggiore equità, sostiene il report. Il total tax rate, secondo gli ultimi dati Eurostat, passa dal 53,1% al 59,1%, posizionando il Paese al 129esimo posto.

Confermato il “nodo” della crescita produttiva totale dei fattori: nel 2019 la variazione negativa è pari a 0,27, 65esimo posto nella classifica Gai 2020 (47esimo nel 2019). Il Paese presenta significativi margini di miglioramento in termini di sostenibilità, tutela dei cittadini più in difficoltà ed educazione. Per migliorare la situazione, come si legge nel rapporto, per l’Italia sono auspicabili la realizzazione di una riforma fiscale in ottica di maggiore equità e semplificazione, il rilancio del Mezzogiorno attraverso un vasto programma di perequazione infrastrutturale, edilizia e digitale. Sarebbe anche utile una strategia nazionale di lungo periodo, a-politica e a-partitica, per lo sviluppo di tecnologie verdi e la partecipazione attiva del Paese alla creazione di una “Circular Europe”. 





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